Una domanda per un futuro sostenibile.
Nel 2017, dopo la prima riunione dell’Associazione Re:main, scrivevamo:
“Immaginati mentre col tuo paio di scarpe nuove ti appresti a raggiungere la piazza. Immaginati con le tue insicurezze, con le tue aspettative e le tue speranze. Hai 21 anni. Ormai non più fresco diciottenne, ma nemmeno più che venticinquenne. Da te ci si aspetta qualcosa, ma senza neanche troppo impegno. Hai indossato la camicia, il maglioncino, il jeans. La giacca? Si, ma quella un po’ sportiva, tipo pelosino o piumino colorato. Troppa eleganza vuol dire prendersi sul serio, e questo non si addice all'età e al posto in cui vivi. Forse vuoi comprarti un pacchetto di sigarette, giusto perché è Sabato. Poi decidi di no, comunque fai sport e non vuoi rovinare quanto di buono hai fatto durante la settimana. Inspiri, ti fai avanti mentre le scarpe scricchiolano sull’asfalto gelato di Marzo. Marzo, ricordati, a volte ti fa credere che puoi prenderti un gelato, ma poi ti fa scendere in cantina a prendere le legna. Speri di incontrarla questa sera e di ballare con lei o magari solo una birra, oppure una ratafia, anzi “rattafia”. Ecco, l’insegna colorata del solito pub. Provi ad indovinare chi si trova già all’interno. Ti avvicini, apri la porta, sorridi e ti fermi.
Anche oggi ti sei dimenticato che sei l’unico ad abitare a Rocca di Mezzo. I tuoi amici si sono tutti trasferiti a L’Aquila per l’Universita. Non Pescara, L’Aquila. Perché? Perché “almeno là ci sta qualcosa da fa!”. Anzi, peggio, “almeno la ci sta qualcuno!”.
Probabilmente una scena del genere ancora non si è verificata, ma noi pensiamo che accadrà. Magari non così, non in questo modo drastico, ma sicuramente avverrà. “Non è un paese per giovani” il nostro. Sommando la crisi demografica e culturale che stanno investendo più in grande l’Italia, tra calo delle nascite ed emigrazione verso l’estero, i nostri orizzonti si stanno facendo davvero scuri. Per questo ci siamo posti delle domande: Cosa fare? Accettare passivamente le cose come molti nostri coetanei? Lasciarsi vivere, ascoltando sempre che siano gli “adulti” a dirci cosa fare e come farlo? No, non c’è più tempo. Allora bisogna un attimo fermarci a pensare. Cosa fare? Dobbiamo agire, attivamente, essere. Tutto ciò lo faremo partendo, paradossalmente, da un'azione statica: “Re:m.a.i.n.”.
Sono passati 8 anni e la nostra adolescenziale presunzione ha lasciato posto ad una nuova maturità dell’agire, alla capacità di non lasciarsi (sempre) sopraffare dalle emozioni e di agire d’impulso. Non sappiamo se siamo al giro di boa, alla costa finale, ad un nuovo inizio, ma davanti alle trasformazioni sociali e l'inarrestabile scorrere del tempo sovrano, sentiamo ancora di più l’esigenza di porci delle domande e soprattutto di sederci a discutere.
Da questo bisogno nasce A.I.D.A. Inizialmente sintetico acronimo (Aree Interne Dell’Appennino), quando poi abbiamo consultato un semplice dizionario etimologico abbiamo capito di trovarci dinanzi alla parola giusta: Aida, dall’arabo عائدة (Ayda) che significa "che ritorna", "visitatrice". E qui nuovamente i concetti del rimanere, stare, tornare, ri-tornare si fanno vivi, in una confusa e convulsa macedonia di stati d’animo in cui emergono le posizioni di chi è andato via e vorrebbe tornare, di chi è andato e non tornerà, di chi è rimasto e vorrebbe scappare, di chi è rimasto per vivere e di chi è tornato, amando e maledicendo quella scelta. In questa moltitudine, nel mondo contemporaneo della politica performativa, delle parole chiavi come “spopolamento”, “area interna” e delle figure tutelari dei paesologi e delle paesologhe, poco importa se si occupano di urbanistica, geografia, letteratura o economia, abbiamo la necessità di guardarci e di parlarci per capire se e come interpretare i segni del reale.
Non tanto per lamentarsi e per rimarcare il fatto che si il paese è a rischio o che c’è meno gente, cosa sotto gli occhi di tutti, ma per trovare delle modalità di vivere e viverlo secondo i nostri desideri, le nostre esigenze e le nostre posizioni politiche e geografiche.
Le ragazze e i ragazzi dell’associazione Re:main.